Il 15 marzo 2010, in Italia, è stata adottata la Legge 38: una legge quadro che contiene principi e disposizioni normative a tutela e garanzia di un’assistenza appropriata nell’ambito delle cure palliative e della terapia del dolore. 1
Questa legge assicura assistenza e cura nel rispetto della dignità e dell’autonomia di chi soffre di dolore, senza alcuna discriminazione; tutela e promuove la qualità della vita fino a suo termine; assicura un adeguato sostegno sanitario e socioassistenziale a chi soffre di dolore e alla sua famiglia. 2

 

Ciononostante, a dieci anni dalla sua approvazione, il 72,1% dei cittadini non conosce la L. 38/2010 e il 40% delle persone non è a conoscenza delle cure attuabili, nonostante quasi il 90% delle sindromi dolorose siano trattabili. 3 In tale contesto la SIAARTI (Società Scientifica Italiana degli Anestesisti Rianimatori e Terapisti del Dolore), con il supporto incondizionato di Grunenthal, ha stilato “Oltre il dolore. Manifesto sociale contro la sofferenza”, un documento che racchiude in sé le azioni necessarie per affermare il diritto alla terapia del dolore cronico. 4 Il Manifesto è stato condiviso, firmato e sostenuto dalle Associazioni dei cittadini, da altre Società scientifiche e dal Mondo dell’informazione così come da firme allegate a conclusione dell’articolo. 4

 

Vi invitiamo a scoprire i dieci punti, a ognuno dei quali abbiamo già dedicato un post esclusivo sulla nostra pagina Facebook.
Buona lettura!

 

 

Azioni necessarie per affermare il diritto alla terapia del dolore cronico

1. ACCESSO ALLA TERAPIA DEL DOLORE: UN DIRITTO ESIGIBILE

Le Società scientifiche e Associazioni aderenti al Manifesto sottolineano la necessità che l’accesso alla terapia del dolore cronico non oncologico sia considerato un diritto inalienabile ed esigibile dai cittadini italiani, vantaggioso per la società intera, assicurato dalla presenza di competenze specifiche dedicate, verso cui tutte le Istituzioni sanitarie ed il SSN devono essere mobilitate.4

2. UN DIRITTO DIFFUSO E OMOGENEO

Le Società scientifiche e Associazioni rilevano la necessità di una diffusione completa, continua e senza differenziazione territoriale della terapia del dolore sul territorio nazionale, seguendo i dettami delle norme di riferimento richiamate nella Premessa Fondativa. 4

3. UN DIRITTO CORRETTAMENTE DIMENSIONATO

Le Società scientifiche e Associazioni esprimono la necessità di sviluppare nel tempo dati certi di riferimento per definire il numero di centri di terapia del dolore necessari sul territorio nazionale e regionale in rapporto con il numero di abitanti, affinché sia soddisfatto il fabbisogno dei cittadini, mantenendo sempre aggiornato il censimento dei centri in rapporto. 4

4. UN DIRITTO SENZA ATTESE

Le Società scientifiche e Associazioni sottolineano la necessità di assicurare che i Centri di terapia del dolore siano pienamente operativi e funzionanti, con organici competenti e completi, ed in grado di assicurare ai cittadini l’accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale alle terapie ed alla loro continuità, abbattendo le liste di attesa, ed assicurando un effettivo e corretto percorso di cura al paziente con dolore cronico non oncologico. 4

5. UN DIRITTO PER LE MAGGIORI FRAGILITÀ

Società scientifiche e Associazioni rilevano la necessità che le fasce più fragili della popolazione abbiano certezza di accesso garantito, tempestivo, facilitato e continuo ai centri di terapia del dolore. 4

6. UN DIRITTO ASSICURATO DA COMPETENZE MULTIDISCIPLINARI SPECIFICHE

Le Società scientifiche e Associazioni manifestano la necessità che tutte le professioni sanitarie coinvolte nella terapia del dolore siano incluse nei percorsi assistenziali garantiti ai cittadini-pazienti e ricevano una formazione di qualità, adeguata, continua. 4

7. UN DIRITTO BASATO SULLA RICERCA

Le Società scientifiche e Associazioni esprimono la necessità che la ricerca in ambito algologico possa accedere in via preferenziale a fondi speciali per lo sviluppo di farmaci innovativi, in modo analogo a ciò che viene già realizzato in altri ambiti. Inoltre, si sottolinea la necessità che anche la ricerca indipendente sia favorita e sostenuta in modo prioritario dalle Agenzie nazionali. 4

8. UN DIRITTO SUPPORTATO DALLE TECNOLOGIE DIGITALI

Le Società scientifiche e Associazioni pongono l’attenzione sulla necessità che le soluzioni a forte componente di innovazione tecnologica siano espressamente sviluppate nella gestione telemonitoraggio, teleconsulto e teleassistenza nell’ambito del dolore. 4

9. UN DIRITTO MONITORATO

Le Società scientifiche e Associazioni sottolineano la necessità che le istituzioni, le agenzie centrali e regionali, le società scientifiche in collaborazione con le Associazioni dei pazienti si dotino di strumenti per verificare con continuità e precisione lo stato di implementazione della Legge 38.2010 e degli accordi successivi nell’ambito del dolore. 4

10. UN DIRITTO COMUNICATO

Società scientifiche e Associazioni individuano ed esprimono la necessità che i media nazionali e locali, tradizionali, digitali e sociali siano coinvolti nella diffusione corretta e continua dell’informazione sulla terapia del dolore, anche grazie al coinvolgimento diretto delle Associazioni dei pazienti e delle Organizzazioni civiche dei cittadini. 4

Le sfide imposte dalla pandemia

La pandemia dettata dal COVID-19 ha indubbiamente cambiato le nostre vite. 1
Anche la medicina ha dovuto cambiare il suo approccio. 1
All’inizio, quando ancora questo virus era poco conosciuto, non esistevano approcci terapeutici standardizzati
che potessero guidare la pratica clinica dei medici. 1 Per questo, il personale e le risorse sanitarie sono state concentrate nella prevenzione della diffusione del COVID-19, il che ha rappresentato una sfida per i soggetti affetti da malattie croniche, la cui continuità di cura è stata significativamente condizionata. 2

 

Le sfide imposte dalla pandemia: il trattamento farmacologico

È imperativo che i pazienti con dolore cronico ricevano un trattamento analgesico secondo le loro specifiche esigenze. 1 I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono tra i trattamenti analgesici più comunemente utilizzati (sia pure nei limiti temporali di appropriatezza della duratadel trattamento con questi farmaci). 1
È importante sottolineare che i FANS possono mascherare i sintomi precoci del COVID-19 (febbre, dolori muscolari) e quindi possono potenzialmente portare a una diagnosi tardiva della malattia. 1 Nell’attuale strategia
di trattamento del dolore cronico vanno, inoltre, considerati anche gli oppioidi, che mantengono un ruolo importante nell’attuale strategia di trattamento del dolore, anche se alcuni di essi possono causare immunosoppressione. 1 Inoltre, alcuni oppioidi possono causare interazioni farmacologiche, ad esempio
con gli antivirali, essendo metabolizzati dagli stessi enzimi. 1
Questo non significa dover necessariamente sospendere la terapia, ma è importante essere consapevoli
che qualsiasi modifica alla programmazione e prescrizione deve avvenire solo dopo un’attenta valutazione
da parte del medico e richiede la partecipazione attiva del paziente per raggiungere il livello di cura ottimale. 1

 

Le sfide imposte dalla pandemia: la telemedicina

È noto come il dolore cronico venga riportato con maggiore frequenza da persone anziane e fragili (che vivono
una condizione in cui coesistono varie patologie, spesso croniche, che richiedono l’uso contemporaneo di diverse terapie farmacologiche, insieme a disabilità e a problematiche sociali) 3 che proprio per tali caratteristiche vanno incontro anche a un maggior rischio di sviluppare una grave infezione da COVID-19. 1
Siccome si rende indispensabile il monitoraggio continuo per la corretta gestione del dolore cronico, in un momento come questo, nasce la necessità di proteggere queste persone dal rischio di infettarsi. 1 Per farlo,
la telemedicina si è rivelata un utile strumento nella riorganizzazione della gestione del dolore cronico:
permette di ridurre al minimo le visite in ospedale, quando non strettamente necessarie e quando
non si riscontrano barriere tecnologiche, che potrebbero inficiare la attuazione di questa modalità alternativa. 1
In ogni caso, al di là della modalità, resta fondamentale una corretta comunicazione tra il medico e il paziente. 1

 

Il dolore: un sintomo del COVID-19

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha definito la sindrome post-COVID-19, una conseguenza
del COVID-19. 4
Si presenta tre mesi dopo l’esordio sintomatico dell’infezione, può durare per almeno due mesi e non può essere spiegata con un’altra diagnosi. 4
Si stima che circa il 10% delle persone che sono state infettate dal virus l’hanno sviluppata, avvertendo stanchezza, fiato corto, alterazioni delle funzionalità cognitive e, in generale, hanno riportato un sensibile impatto sulla vita quotidiana. 4
Il dolore è stato definito come un ulteriore sintomo causato da tale sindrome, che può presentarsi in forma localizzata, per lo più a livello di testa, petto, schiena e arti, oppure in forma migrante. 4
Sembrerebbe che alcune persone, pur non presentando patologie prima dell’infezione, abbiano sviluppato sintomi dolorosi a seguito di quest’ultima, seppure in forma moderata. 4
Così come sembrerebbe maggiore la frequenza di dolore diffuso e fibromialgia in chi soffriva di altre patologie prima dell’infezione. 4

Ma quale potrebbe essere il nesso che lega il COVID-19 e il dolore cronico?

Il dolore cronico: 5

  • potrebbe rappresentare un sintomo della sindrome post-COVID-19 o il risultato di un danno d’organo generato proprio durante l’infezione
  • potrebbe essere la conseguenza del peggioramento di una condizione di dolore cronico preesistente
  • potrebbe essere causato non dall’infezione in sé, ma dalle condizioni di vita imposte dalla pandemia che hanno esacerbato alcuni fattori di rischio (ridotta qualità del sonno, inattività, paura, ansia, depressione)

Il dolore cronico può essere innescato da fattori stressanti di natura psicosociale, oltre che biologici, prediligendo quelle persone che hanno maggiori difficoltà a gestire e reagire allo stress. 5
Questo spiega perché la pandemia ha in sé il potenziale di aumentare l’incidenza del dolore cronico, non solo
in chi si ammala in prima persona, ma anche nell’intera comunità che deve fare i conti con gli effetti economici, psicologici e sociali. 5
Nell’ipotesi di una reale correlazione tra sindrome post-COVID-19 e dolore, occorre prestare attenzione
alla gestione del dolore nei soggetti fragili per evitare di sottovalutare un possibile fattore di rischio
di cronicizzazione. 4

  1. Marinangeli F, Giarratano A, Petrini F. Chronic pain and COVID-19: pathophysiological, clinical and organizational issues. Minerva Anestesiol. 2021;87(7):828-832.
  2. Natoli S, et al. Should we be concerned when COVID-19-positive patients take opioids to control their pain? Insights from a pharmacological point of view. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2021;25(14):4854-4867.
  3. https://www.fsm.it/il-paziente-fragile/
  4. Bileviciute-Ljungar I, Norrefalk JR, Borg K. Pain Burden in Post-COVID-19 Syndrome following Mild COVID-19 Infection. J Clin Med. 2022;11(3):771.
  5. Clauw DJ, Häuser W, Cohen SP, Fitzcharles MA. Considering the potential for an increase in chronic pain after the COVID-19 pandemic. Pain. 2020;161(8):1694-1697.

Che differenza c’è tra dolore acuto e cronico?

Il dolore, come sappiamo, può essere distinto in acuto e cronico. 1
Il dolore acuto ha una durata limitata, seppur con diversi gradi di intensità e solitamente si manifesta in risposta
ad un danno (trauma, ustione etc.), al fine di proteggere il nostro organismo. 1 Questo aspetto positivo del dolore viene meno qualora la percezione dolorosa persista anche dopo che lo stimolo lesivo è cessato ed è stato completato il processo di guarigione. In tali condizioni si parla di colore cronico. 1
Si potrebbe pensare che la differenza tra i due tipi di dolore sia dovuta solo alla loro durata ma così non è,
perché sono caratterizzati da processi differenti, non solo in termini temporali. 1

La transizione del dolore: da acuto a cronico

È stato dimostrato che il dolore acuto può trasformarsi in dolore cronico a seguito di una sensibilizzazione
del sistema nervoso centrale (sensibilizzazione centrale) e periferico (sensibilizzazione periferica). 1
Ma cosa si intende per sensibilizzazione?
L’associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP) la definisce come un’aumentata sensibilità dei neuroni nocicettivi (deputati alla percezione dello stimolo doloroso) a un normale stimolo esterno e/o una risposta
a normali stimoli sottosoglia. 2 Nel caso della sensibilizzazione centrale, sono i neuroni nocicettivi presenti
nel sistema nervoso centrale ad essere più reattivi, mentre in quella periferica lo sono i nocicettori periferici. 1
Ciò significa che gli elementi del nostro organismo che hanno il compito di generare una sensazione dolorosa
in presenza di un danno reale o ipotetico ci fanno percepire come doloroso uno stimolo che in realtà è innocuo. 3

Quali sono i fattori che favoriscono la cronicizzazione?

Il dolore ha la capacità di persistere e cronicizzare in un’ampia varietà di condizioni patologiche, come in caso
di danni che generano uno stato infiammatorio continuo e di lunga durata; una lesione ai nervi a seguito
di un trauma; una disfunzione metabolica; un’infezione o la crescita di una massa tumorale. 4
In tutte queste condizioni, se è vero che ci sono fattori fisici e chimici che agiscono in maniera indipendente,
è altrettanto vero che ad essi si aggiungono fattori di natura psicologica e sociale, che possono più o meno favorire la transizione del dolore da acuto a cronico. 4
Questo perché il dolore è una condizione complessa e composta da diverse dimensioni: quella sensoriale,
quella emotiva e quella cognitiva. 5

Quali sono i fattori che favoriscono la cronicizzazione?

Il dolore ha la capacità di persistere e cronicizzare in un’ampia varietà di condizioni patologiche, come in caso
di danni che generano uno stato infiammatorio continuo e di lunga durata; una lesione ai nervi a seguito
di un trauma; una disfunzione metabolica; un’infezione o la crescita di una massa tumorale. 4
In tutte queste condizioni, se è vero che ci sono fattori fisici e chimici che agiscono in maniera indipendente,
è altrettanto vero che ad essi si aggiungono fattori di natura psicologica e sociale, che possono più o meno favorire la transizione del dolore da acuto a cronico. 4
Questo perché il dolore è una condizione complessa e composta da diverse dimensioni: quella sensoriale,
quella emotiva e quella cognitiva. 5

  • La dimensione sensoriale definisce il modo in cui percepiamo gli stimoli dolorosi e la nostra capacità di renderci conto di provare dolore; 5
  • La dimensione emotiva risponde alla domanda “come ci fa sentire il dolore?”; 5
  • La dimensione cognitiva stabilisce come interpretiamo il dolore e come rispondiamo allo stimolo doloroso. 5

Un esempio emblematico di cronicizzazione del dolore cronico è quello del mal di schiena. 6

Parliamo, quindi, di mal di schiena cronico…

La lombalgia, ovvero il dolore alla schiena che interessa la zona lombare, può distinguersi in acuta o cronica
e può trasformarsi da una condizione all’altra. 6
L’essere sovrappeso, avere l’abitudine al fumo, avvertire dolore anche alle gambe, avere già precedenti disabilità
e aver ricevuto una diagnosi di ansia o depressione sono tutti fattori di rischio che potrebbero condurre
alla cronicizzazione del dolore alla schiena. 6

…e del dolore post-operatorio

L’evoluzione del dolore da acuto a cronico è particolarmente comune a seguito di vari interventi chirurgici. 7
La genetica spiega, in parte, come mai alcune persone siano più suscettibili al dolore e più soggette alla cronicizzazione. 7 Alla genetica si aggiungono anche il genere e l’età, in quanto le donne e i giovani sembrano essere più predisposti. 3
Dal punto di vista psicologico, le emozioni negative, come la paura di essere operati e di provare dolore, oltre
ad alcune condizioni quali depressione, nevrosi, disturbi da stress post traumatico e traumi passati, sembrerebbero essere maggiormente predisponenti. 7
La presenza di dolore prima di essere sottoposti all’intervento può essere un ulteriore fattore di rischio
per la cronicizzazione. 7 E, in aggiunta, vanno citati fattori legati all’operazione in sé, come la durata e la modalità dell’intervento, la terapia e anche possibili disturbi del sonno in fase post-operatoria. 3

Al di là di quale sia la regione del nostro corpo colpita dalla sintomatologia dolorosa, riuscire a prevenire
la cronicizzazione è molto importante perché significa migliorare la qualità della vita delle persone. 7

 

  1. Mauceri D. Role of Epigenetic Mechanisms in Chronic Pain. Cells. 2022;11(16):2613.
  2. https://www.iasp-pain.org/resources/terminology/
  3. Blichfeldt-Eckhardt MR. From acute to chronic postsurgical pain: the significance of the acute pain response. Dan Med J. 2018;65(3):B5326.
  4. Kuner R, Kuner T. Cellular Circuits in the Brain and Their Modulation in Acute and Chronic Pain. Physiol Rev. 2021;101(1):213-258.
  5. Yang S, Chang MC. Chronic Pain: Structural and Functional Changes in Brain Structures and Associated Negative Affective States. Int J Mol Sci. 2019;20(13):3130.
  6. Stevans JM, Delitto A, Khoja SS, et al. Risk Factors Associated With Transition From Acute to Chronic Low Back Pain in US Patients Seeking Primary Care. JAMA Netw Open. 2021;4(2):e2037371.
  7. Fregoso G, Wang A, Tseng K, Wang J. Transition from Acute to Chronic Pain: Evaluating Risk for Chronic Postsurgical Pain. Pain Physician. 2019;22(5):479-488.

Che cos’è l’infiammazione?

L’infiammazione è un meccanismo che mette in atto il nostro organismo per difenderci: riconosce e contrasta agenti nocivi e promuove il processo di guarigione. 1
Oltre che da composti nocivi può essere originata da un trauma o da un’infezione. 1

Quali sono i segni tipici?

Esistono cinque segni distintivi che permettono di capire che è in atto un processo infiammatorio in una specifica zona del corpo, e sono i seguenti: 2

  • Calore, causato dall’afflusso di sangue
  • Rossore, anch’esso dovuto al passaggio di sangue, ricco di globuli rossi
  • Gonfiore, generato da un aumento di permeabilità e dilatazione dei vasi sanguigni
  • Dolore, dovuto a un aumento dei mediatori del dolore e all’infiammazione stessa
  • Perdita della funzionalità della zona interessata dall’infiammazione in seguito a dolore e gonfiore.

Perché è utile la risposta infiammatoria?

Lo stato infiammatorio permette all’organismo di rispondere immediatamente agli stimoli nocivi, come ad esempio infezioni e danni ai tessuti, e quindi adattarsi a tali condizioni. Per questo è generalmente benefica, svolgendo una funzione protettiva. 2
Tuttavia, se non viene correttamente regolata, può diventare dannosa. 2

Quali sono i protagonisti dell’infiammazione?

All’interno del processo infiammatorio esistono fasi differenti regolate da induttori, mediatori ed effettori. 2
Gli induttori hanno il ruolo di iniziare il processo in presenza di uno stimolo nocivo. 2
Per farlo, stimolano, con una reazione a cascata, la liberazione di mediatori che possono, a questo punto, indurre dolore, attivare o inibire l’infiammazione e la riparazione del tessuto e, in ultimo, attivare gli effettori, che non sono altro che cellule e tessuti. 2
Sono, quindi, diversi i protagonisti che possono attuare risposte alternative, in relazione al differente tipo di stimolo, al fine di ristabilire l’equilibrio. 2

 

IN PRESENZA DI UNO STIMOLO NOCIVO

Che differenza c’è tra infiammazione acuta e cronica?

A seconda della durata, il processo infiammatorio può assumere una forma acuta, se si scatena immediatamente e tende a durare qualche giorno; una forma cronica che può durare per mesi, se non, addirittura, anni ed una forma subacuta, che rappresenta il periodo di transizione dalla fase acuta a quella cronica e ricopre, di solito, un arco temporale di 2-6 settimane. 2
L’infiammazione cronica può essere il risultato di: 1

  • Incapacità di eliminare l’agente responsabile dell’infiammazione acuta;
  • Esposizione a un basso livello di stimolo nocivo o estraneo, che non riesce ad essere eliminato dall’organismo
  • Disturbo autoimmune che porta l’organismo a riconoscere come estranea una componente dell’organismo stesso e ad attaccarla;
  • Un difetto nelle cellule che regolano il processo infiammatorio;
  • Episodi ricorrenti di infiammazione acuta.

Il dolore come sintomo dell’infiammazione cronica

Tra i sintomi che si sviluppano durante l’infiammazione cronica, c’è il dolore, sia quello localizzato a livello delle articolazioni, sia quello muscolare. 1
Il dolore ha un ruolo vitale per l’organismo: permette di evitare uno stimolo potenzialmente dannoso e attiva la riparazione dei tessuti danneggiati. 3
Il dolore cronico è una condizione che continua, anche nel caso in cui appaiono risolti i segni e i sintomi dell’infiammazione. 3

 

  1. Magni A, et al. Classificazione e inquadramento del paziente con dolore non oncologico. Rivista Società Italiana di Medicina Generale. 2016;5:50-54
  2. Hannoodee S, Nasuruddin DN. Acute Inflammatory Response. In: StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; November 21, 2021.
  3. Matsuda M, Huh Y, Ji RR. Roles of inflammation, neurogenic inflammation, and neuroinflammation in pain. J Anesth. 2019;33(1):131-139. doi:10.1007/s00540-018-2579-4

Che cos’è il sistema somatosensoriale?

Si tratta di un sistema in grado di condurre gli impulsi dolorosi lungo le vie del sistema nervoso.1
Per farlo si avvale di cinque passaggi fisiologici:2

 

  1. Trasduzione: permette di convertire gli stimoli dolorosi in attività elettrica, generando impulsi nervosi.
  2. Conduzione: l’impulso nervoso viaggia attraverso i neuroni di primo ordine per raggiungere il sito
    di connessione (la sinapsi) con il neurone di secondo ordine.
  3. Trasmissione: il trasferimento di informazioni tra i neuroni di primo e di secondo ordine avviene nella sinapsi
    ed è reso possibile dal rilascio di sostanze chimiche che si definiscono scientificamente neurotrasmettitori eccitatori e neuropeptidi modulatori.
  4. Percezione: rappresenta l’effettiva esperienza del dolore, che include un aspetto sensoriale (dove si trova,
    quali caratteristiche ha e come viene giudicato) e un aspetto affettivo (quali emozioni evoca). Questo spiega come l’esperienza del dolore non sia una risposta meccanica diretta e proporzionata agli stimoli dolorosi, ma una rielaborazione dello stimolo doloroso, quindi un’esperienza personale.
  5. Modulazione: in cui entrano in gioco molteplici fattori per regolare la risposta allo stimolo.
Elaborazione grafica da Ref. https://www.corsi.univr.it/documenti/OccorrenzaIns/matdid/matdid050447.pdf

Da quali fibre è costituito?

Nel sistema somatosensoriale ritroviamo tre tipi di fibre che fanno percepire diversi tipi di dolore:3

Elaborazione grafica da Ref. http://users.unimi.it/fisibioc/nocicezionen.pdf

Fibre di piccolo calibro nocicettive di tipo C
Tipo di dolore: lento, anche detto secondo dolore.3
Caratteristiche del dolore: sordo, profondo, che brucia come calore.3

Fibre di tipo A-δ
Tipo di dolore: rapido, anche detto primo dolore.3
Caratteristiche del dolore: scarica elettrica, puntura.3

Fibre di calibro maggiore di tipo A-β
Tipo di dolore: il cosiddetto dolore-parestesia.3
Caratteristiche del dolore: formicolio,
avvertito in forma di spilli o di aghi.3

 

Tali fibre sono coinvolte nella trasmissione dell’impulso doloroso dalla regione in cui è avvertito il dolore fino
al midollo spinale.3 Valutare l’integrità del sistema somatosensoriale, ovvero l’integrità di queste fibre,
permette di conoscere la natura del dolore.3

Come fa il medico a valutare l’integrità del sistema somatosensoriale?

Gli strumenti necessari sono:3

 

Una provetta riempita di acqua calda per le fibre C responsabili della percezione termica

Uno spillo per le fibre A-δ responsabili del dolore rapido

Un batuffolo di cotone per valutare le fibre A-β responsabili del tatto e della vibrazione

Se il risultato dei tre test è negativo (ovvero non si presentano alterazioni della sensibilità nelle prove eseguite)
le vie di conduzione sono integre e quindi ci si trova di fronte a un dolore nocicettivo.3

 

Se il risultato è incerto il medico si trova di fronte a una “incongruenza diagnostica”, che richiede esami più approfonditi presso un ambulatorio specialistico.3

 

Se il risultato di questo triplice test è positivo si è di fronte a un dolore neuropatico e può essere necessaria
una visita specialistica.3

 

  1. Magni A, et al. Classificazione e inquadramento del paziente con dolore non oncologico. Rivista Società Italiana di Medicina Generale. 2016;5:50-54
  2. Coluzzi F, Marinangeli F. Basic pain support. Le basi della medicina del dolore. Carocci editore. 2021. ISBN 8874668546
  3. Il dolore cronico in Medicina Generale. Agenas 2013. www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2076_allegato.pdf

Che cos’è il dolore?

Viene definito come «un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata, o simile a quella associata,
a un danno tissutale reale o potenziale» dall’associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP).1
Sempre secondo IASP, per spiegare cosa sia il dolore non ci si deve limitare a questa definizione,
ma occorre prendere in considerazione altri aspetti.1

 

  • Il dolore è sempre un’esperienza personale, il che significa che può influenzare diversamente il nostro corpo (la sfera biologica), la nostra mente (la sfera psicologica) e il modo in cui ci rapportiamo agli altri (la sfera sociale);
  • Il modo in cui percepiamo il dolore è un fenomeno diverso dal dolore stesso.
  • Si impara cosa sia il dolore durante il corso della vita;
  • Chi manifesta e riporta di aver vissuto un’esperienza dolorosa merita rispetto;
  • Sebbene il dolore abbia di solito un ruolo adattativo, permettendo di adattarsi all’ambiente circostante, può avere anche effetti indesiderati sulla funzionalità e sul benessere psicologico e sociale;
  • La descrizione verbale rappresenta una delle diverse modalità di espressione del dolore: chi non è in grado di comunicarlo non significa che non possa viverlo.

Come possiamo classificare il dolore?

Il dolore può essere estremamente variabile in termini di intensità, qualità e durata e può avere diversi
meccanismi e significati.1

Tipologie di dolore in base all’ORIGINE

In base al meccanismo che dà origine al dolore, dal punto di vista medico esiste una classificazione definita patogenetica che distingue tre diversi tipi di dolore: nocicettivo, neuropatico e nociplastico.2

 

  • Il dolore nocicettivo è dovuto all’infiammazione o a un danno di una specifica parte del corpo.2
    In tale regione, gli stimoli attivano i recettori del dolore, che segnalano il danno e indicano la posizione in cui è avvertito. Può avere un’origine superficiale o profonda.2
    Esempi classici: osteoartrosi, artrite reumatoide, dolore da cancro.2
  • Il dolore neuropatico è causato da una lesione o malattia del sistema nervoso somatosensoriale
    (ovvero il sistema coinvolto nella trasmissione degli impulsi dolorosi3 ) centrale e/o periferico.2
    Si distingue in periferico e centrale, in base alla sede della lesione.2
    Esempi classici: dolore da neuropatia diabetica, nevralgia post-herpetica.2
  • Il dolore nociplastico è caratterizzato da un disturbo nell’elaborazione del dolore che provoca sintomi dolorosi non precisamente localizzabili.2

Nel 2016 IASP lo ha definito come “un dolore che non mostra nessuna chiara evidenza di danno effettivo
o potenziale o di malattia o lesione del sistema somatosensoriale nocicettivo”.2 Esempi classici: fibromialgia, sindome del colon irritabile, disfunzione temporomandibolare, cefalea muscolo-tensiva.2

Tipologie di dolore in base all’INTENSITÀ

L’intensità rappresenta un parametro fondamentale per una corretta valutazione del dolore.3
A questo fine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito una scala graduata di classificazione del dolore in base all’intensità nota con la sigla NRS: Numerical Rating Scale3

Inoltre, per rendere più completa la misurazione del dolore e il suo impatto sulla vita di chi ne soffre è utile misurare: 3

 

  • la tollerabilità: molto tollerabile, tollerabile, poco tollerabile, insopportabile
  • i problemi a svolgere le attività quotidiane: nessuno, pochi, qualche volta, molti, da non riuscire a fare niente

Tipologie di dolore in base alla DURATA

Il dolore acuto è un dolore di breve durata che corrisponde a un danno tissutale: è finalizzato ad allertare il corpo sulla presenza di stimoli pericolosi o potenzialmente tali nell’ambiente e nell’organismo stesso.
Si esaurisce quando cessa l’applicazione dello stimolo o si ripara il danno che l’ha prodotto.3

 

Il dolore persistente è un dolore dovuto alla permanenza o alla ricorrenza dello stimolo doloroso.
Questo tipo di dolore conserva le caratteristiche del dolore acuto e va distinto dal dolore cronico.3

 

Il dolore cronico è un dolore che persiste per più di 3 mesi e/o si mantiene nonostante la guarigione della causa
che l’ha scatenato. Con il termine dolore cronico vengono definiti quei casi in cui, dopo una lesione o malattia iniziale, si generano alterazioni biologiche, psicologiche e sociali che rendono complessa l’identificazione della causa iniziale.
Il dolore non è più solo un sintomo, ma diventa “malattia”.3

 

La probabilità che il dolore acuto si trasformi in dolore cronico varia da persona a persona. È di fondamentale importanza gestire adeguatamente il dolore nella fase acuta per evitare che cronicizzi. L’identificazione precoce consente di intervenire tempestivamente.4

 

  1. Raja SN, Carr DB, Cohen M, et al. The revised International Association for the Study of Pain definition of pain: concepts, challenges, and compromises. Pain. 2020;161(9):1976-1982.
  2. Coluzzi F, Marinangeli F. Basic pain support. Le basi della medicina del dolore. Carocci editore. 2021. ISBN 8874668546
  3. Magni A, et al. Classificazione e inquadramento del paziente con dolore non oncologico. Rivista Società Italiana di Medicina Generale. 2016;5:50-54
  4. Australian Acute Musculoskeletal Pain Guidelines group. Evidence-based management of acute musculoskeletal pain. 2003
    https://www.cdha.nshealth.ca/system/files/sites/122/documents/based-management-acute-musculoskeletal-pain.pdf

Anche una cicatrice può far male. In alcuni casi è un dolore solo fisico, in altri è legato a ricordi da dimenticare. La Dott.ssa Fulvia Gariboldi, fisiatra, ci spiega come approcciarsi di fronte a questa particolare problematica e quali sono le terapie a disposizione.

Il tratto cervicale e il tratto lombare sono le due sedi della colonna vertebrale di maggior movimento e, di conseguenza, più sottoposte a insorgenza di dolore. La fisiatra Fulvia Gariboldi ci spiega come ci si pone davanti ad un paziente che presenta questi sintomi e quali sono le terapie che possono essere intraprese per alleviare il dolore.

La life coach Lucia Di Palermo ci spiega qual è la strategia migliore per raggiungere un obiettivo che ci siamo prefissati. La strategia è un insieme di azioni e decisioni pianificate a monte, importanti per creare una routine e darci delle certezze.

La Dott.ssa Lucia Di Palermo, life coach, ci spiega come approcciarsi al cambiamento della nostra vita di fronte al dolore cronico. È importante dare significato a quello che ci sta accadendo e trasformarlo in qualcosa che migliori la nostra qualità di vita e soprattutto il nostro tempo.